Napoleone si sta preparando a fuggire dall’isola d’Elba, con lui c’è la spia misteriosa che lo aiuterà a partire; in segno di gratitudine per la sua complicità, l’imperatore gli dona la sua tabacchiera, con incise le sue iniziali: così racconta Alexander Dumas nella sua pièce teatrale su Napoleone.

La passione di quest’ultimo per le tabacchiere è cosa nota, sembra addirittura che le abbinasse all’uniforme che indossava; e il suo non fu certo un caso isolato. La tabacchiera si diffuse in Europa e non solo (la Russia di Faberger ne produsse di preziosissime) e divenne un vero e proprio status simbol. Piccola, ideale come object de vertu, versatile sia per gentiluomini che per nobildonne, la tabacchiera conobbe nel periodo napoleonico un vero e proprio boom e continua ancora oggi ad essere un oggetto molto amato e ricercato dai collezionisti di tutto il mondo.

Fiutare il tabacco divenne prassi comune a uomini e donne, nobili e popolo, per cui dal Settecento in poi la tabacchiera , sia da tasca (più piccola) che da tavolo, diviene oggetto di uso comune. In questo secolo alla produzione francese è riconosciuto un carattere di grande varietà e qualità alla base dell’ammirazione, della affermazione e diffusione del primato della Francia per la tabacchiera.

Lo stile Impero ha dato vita a tabacchiere particolarmente preziose e ricercate. Innanzitutto quelle appartenute alla famiglia Bonaparte, caratterizzate da monogrammi e ritratti, come quella in smalto blu e oro, finemente cesellata, con l’iniziale di Napoleone e la firma “Marguerite joaillier de la couronne”, passata in asta nel 2014, o quella in oro cesellato con le miniature dell’imperatore, dell’imperatrice Maria Luisa e del piccolo re di Roma, sempre venduta nella stessa asta.

Il perido Impero è molto ricercato dai collezionisti anche per il rigore delle linee: le tabacchiere in questo periodo sono ovali o rettangolari, spesso ad angoli smussati. Presentano una fine cesellatura, spesso sono arricchite da miniature con ritratti o paesaggi di eccelente finezza. Tra i materiali il preferito è l’oro, spesso usato nei tre colori, giallo, rosa e bianco. Tra gli orafi più celebri per la realizzazione di questi piccoli capolavori a cavallo tra XVIII e XIX secolo troviamo Adrien Jean Maximilien Vachette (1753-1839), Jean Baptiste Isabey (1767-1855)  e l’italiano Giacomo Raffaelli (1753-1836), autore di alcuni dei più bei micromosaici dell’epoca.