Per introdurre la storia di questa grande dinastia di gioiellieri, mi piace cominciare riportando questo curioso aneddoto. Nella Madrid del 1920 durante un’esposizione si presenta nello stand di Mario Buccellati una delle più famose nobildonne spagnole chiedendo uno sconto su un oggetto che avrebbe voluto acquistare…e le viene seccamente risposto di no.  Questo diniego fece chiaramente clamore e il giorno seguente l’èlite madrilena corse ad ammirare le sublimi creazioni di quel gioielliere così originale e coraggioso. Tra i curiosi c’era anche la regina madre Maria Cristina che non si lasciò sfuggire nessun pezzo, accaparrandosi le creazioni di quello che da quel giorno fu considerato un mito, Mario Buccellati, l’orefice che ha riportato la gioielleria italiana ai fasti del Rinascimento.

La sua storia ha un inizio infelice: a soli 5 anni perde il padre e da Ancona, dove è nato, ritorna con la madre a Milano, dove inizia a lavorare giovanissimo presso la Beltrami e Besnati; quest’ultimo è un orefice di fama internazionale ed un finissimo conoscitore di diamanti. Beltrami è discendente della famiglia di Luca Beltrami, il famoso architetto della facciata di palazzo Marino in piazza della Scala e del restauro del Castello Sforzesco.

Dopo aver combattuto al fronte durante la prima guerra mondiale, Buccellati rileva l’attività dei suoi datori di lavoro. nel 1920 espone a Madrid e da qui comincia il suo grande successo. L’anno successivo si sposa e dal matrimonio nascono cinque figli, tra cui Gianmaria, che seguirà le orme paterne.

Nel suo negozio milanese riceve Gabriele d’Annunzio e tra i due nasce un sodalizio artistico. D’Annunzio invia due creazioni di Buccellati in dono a Mussolini, “due segni che sono due amuleti di sicura virtù. Escono da quel mio botteguzzo del Vittoriale dove lavora per me e con me un orafo che io chiamo Mastro Paragon Coppella”. Si tratta di due talismani in oro e rubini realizzati appunto da Mario Buccellati.

Quello che colpisce il Vate delle creazioni del gioielliere è la stupefacente magia che emerge dai suoi gioielli, molto spesso ispirati al fascino dell’arte italiana del quattrocento, quindi evocativi e sublimi. Il suo successo è talmente ampio che apre un’altra sede a Roma in via Condotti ed una a Firenze in via Tornabuoni. Nei registri annotta la creazione di ogni gioiello e moltissimi sono pezzi unici realizzati per committenze raffinate: Luchino Visconti, la principessa Pignatelli, la regina Elisabetta II d’Inghilterra, i papi Pio XI e Pio XII. Per questi ultimi Buccellati crea una collezione di arredi sacri, tra cui quelli per la cattedrale di Siena.

Nel 1951 inaugura il primo negozio a New York, ammaliando con i suoi gioielli lo star system statunitense; tra i suoi clienti ci sono Frank Sinatra e Orson Welles.

Buccellati è l’unico orafo moderno riconoscibile per la sua rivoluzionaria tecnica dell’incisione, che egli riprende appunto dalla tradizione orafa fiorentina di Benvenuto Cellini. Come su una pagina bianca la punta del bulino scrive una storia diversa per ogni pezzo, che diventa come un ricamo e un pizzo grazie al sapiente uso del bulino.

Per rendere omaggio ai suoi predecessori, Buccellati aveva riprodotto negli anni ’20 le magnifiche Coppe di Boscoreale, oggi al Louvre, rinvenute negli scavi archeologici vicino a Pompei: sono argenti lavorati a sbalzo di una qualità rara. Questo gusto per l’archeologia e la tradizione orafa antica si ritrova anche nell’interpretazione artistica del figlio,Gianmaria, talento precoce, incoraggiato dal padre a proseguire l’attività di famiglia. Gianmaria studia le collezioni medicee del Museo degli Argenti di Firenze: resta colpito dai vasi in pietre dure, cristallo di rocca,porfido montati in argento e vermeil dai grandi argentieri dell’epoca, tanto che vi si ispira per la realizzazione della collezione Oggetti Preziosi, pezzi unici della sua collezione personale,tra cui lo Scrigno mediceo: un piccolo forziere con decorazioni in oro traforato e incisioni su lastra d’acciaio brunito.