Un acquisto recente mi ha dato il pretesto per scrivere questo articolo: un delizioso paio di orecchini montati in oro e argento, e arricchiti con rosette di diamante, dall’incantevole ispirazione naturalistica nel disegno. Noi antiquari siamo un po’ naif…ci emozioniamo più per un acquisto inaspettato che per una bella vendita! Ma questo è il vero spirito del nostro lavoro, la ricerca, la chine come si dice in gergo, la cosa che ci emoziona di più!

Questi orecchini, che risalgono alla metà dell’Ottocento,e che potete ritrovare sul sito, sono affascinanti sia per la manifattura che per la storia che raccontano. Ci parlano di un particolare taglio del diamante, a rosetta appunto, in uso fin dall’antichità: la pietra era tagliata in sfaccettature triangolari nella parte superiore, mentre quella inferiore era costituita da una base piatta e quindi senza faccette. Siamo molto lontani dal taglio a brillante usato nella gioielleria moderna.

Ma è proprio questo taglio che rende unici questi pezzi: non li trovate anche voi affascinanti proprio perchè non banali?

Il diamante, per via della sua trasparenza, è sempre stato emblema di purezza e virtù ed è stato associato alla regalità e al potere. La leggenda vuole che il trono del Buddha fosse realizzato completamente in diamanti. Nell’antico Egitto il diamante era consacrato a Osiride, nell’antica Grecia ad Apollo. I nobili lo facevano incastonare nell’impugnatura della spada per esser protetti dai nemici.

Nel linguaggio dei simboli il diamante simboleggia affetto e fedeltà: ecco perchè l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo lo donò alla promessa sposa Maria di Borgogna nel 1477, facendolo incastonare in una fede d’oro, “inventando” così il primo anello di fidanzamento. L’anello in questione si vede bene nel ritratto dipinto dal Maestro di Maria di Borgogna, un miniatore fiammingo attivo a fine del ‘400. Secondo l’uso dell’epoca, Maria porta l’anello di fidanzamento nell’anulare della mano destra.