Alla fine della prima guerra mondiale la reazione a quattro anni di sofferenze e privazioni si manifestò in un periodo di esaltazione, creatività e joie de vivre. La libertà d’espressione divenne la nuova regola.

La guerra aveva cambiato profondamente il ruolo della donna nella società. Le delicate creature di inizio secolo si erano trasformate in donne forti e mature, consce della loro abilità e professionalità: avevano dovuto accettare ruoli prima impensabili, si erano messe sul campo e per esempio erano diventate crocerossine durante il conflitto mondiale, adattandosi a nuovi lavori. Quindi anche il loro modo di vestire era profondamente cambiato: Coco Chanel  interpretò magnificamente questa nuova esigenza, accorciando le gonne, introducendo nell’abbigliamento femminile i tailleur pantaloni, le giacche minimal e rigorose, e così la donna assunse un look mascolino, caratterizzato da una silhouette esile e piatta e dai capelli tagliati à la garçconne.

Per adattarsi a queste rivoluzionarie innovazioni, anche i gioielli dovettero cambiare: le grandi spille romantiche dell’Ottocento non erano più adatte a questi abiti leggeri, nè lo erano i devant de corsage e gli stretti collier de chien del primo ‘900.

Le superfici dei gioielli divennero grandi e spesso metalliche, decorate con lacche e smalti o pietre dure tra cui si privilegiarono la giada, il corallo, l’onice,il lapis. I diamanti erano usati per mettere in risalto un motivo decorativo.

Furono introdotti effetti martellati, bruniture, linee spezzate, volumi importanti e spesso geometrici che avessero un impatto visivo forte. Si scelsero come motivi decorativi frecce, fontane, ingranaggi di macchinari, comete.

I gioielli divennero accessori strettamente dipendenti dalla forma e dai colori degli abiti con cui venivano indossati, piuttosto che rappresentare lo status sociale ed economico di chi li indossava come era accaduto invece nel periodo precedente alla guerra.

Le scollature audaci aperte sulla schiena si impreziosirono delle lunghe collane o sautoirs indossati al contrario. Vennero realizzate anche collane impreziosite sulla nuca da fermature decorate con pendenti. Di sera l’ornamento più in voga era il bandeau, interamente montato con pietre preziose o realizzato in tessuto e decorato con una fibbia in pietre preziose.

Le nuove parole d’ordine erano geometria, contrasto cromatico, linearità e stilizzazione. Tutto questo fu rappresentato chiaramente nei gioielli che vennero esposti all’Esposizione Internazionale des Arts Decoratives del 1925.

La produzione dei gioielli degli anni ’30 trovò ispirazione nelle civiltà dell’Estremo e Medio Oriente e dell’America del Sud, e fu caratterizzata da grande libertà creativa e fu molto sensibile alle contemporanee correnti stilistiche della pittura e della scultura.

Il nuovo stile, in antitesi con gli eccessi del naturalismo dell’Art Nouveau, era stato anticipato dalla delicata blinearità dello stile a ghirlanda e affondava le sue radici nei contrasti cromatici resi popolari dai balletti russi; trovava ispirazione nelle esotiche forme dell’arte orientale, specie quella egizia. Quando nel 1922 fu scoperta la tomba di Tutankhamen nella Valle dei Re, questo sensazionale ritrovamento archeologico, forse il più importante di tutto il ‘900, suscitò interesse ed eccitazione in tutto il mondo.

L’apertura del sarcofago di quarzo del giovane faraone mise alla luce la sua famosa maschera d’oro, il suo pettorale, il diadema, gli anelli. La tomba divenne presto una delle mete turistiche più famose del mondo e la civiltà egizia si trasformò in un’inesauribile fonte di ispirazione non solo per le arti figurative in genere, ma anche per la gioielleria.

Piramidi, sfingi,obelischi, palmette, fiori di loto, scarabei, geroglifici divennero motivi comuni in gioielleria, come le stilizzazioni di divinità egizie come Iside e Horus

. I vivaci contrasti cromatici si adattavano particolarmente bene agli stilemi dell’Art Dèco: i materiali erano la faience, il turchese, la corniola e il lapis.