Uno dei più grandi gioiellieri dell’ Art Nouveau, Alexis Falize, divenne tale quasi in modo fortuito: il padre, esasperato dal cattivo carattere del figlio,decise di metterlo in riga e lo iscrisse ad un corso di disegno; e qui venne fuori tutto il talento di questo artista, che poi si specializzò nella realizzazione di gioielli elaborati, dove tratto e colore sono protagonisti assoluti: oro, smalto e perle sono pura materia e rendono unici, sia per stile che per tecnica orafa, i gioielli di quella che poi divenne una delle più importanti dinastie di gioiellieri del panorama francese di fine Ottocento.

Accanto a quello dei grandi come Cartier, Boucheron, Lalique o Fouquet lo stile di Falize si distingue per la capacità di recuperare la tradizione antica senza essere rètro. Il figlio di Alexis iniziò a collaborare con il padre a soli 17 anni e da qui fu un successo dopo l’altro: si distinse alla mostra dell’Union Centrale des Beaux Arts del 1876 e all’Expo Universale di Parigi del ’76; ma Lucien raggiunse l’apice del successo aggiudicandosi la Legion d’Onore, massima onoreficenza all’epoca.

Mentre il padre si era ispirato all’arte moresca, persiana ed egizia, esaltate da una rara perizia tecnica, Lucien recupera gli stilemi neorinascimentali. Un suo gioiello potrebbe tranquillamente figurare nella collezione di Lorenzo il Magnifico a Palazzo Pitti. Gli smalti sono sempre grandi protagonisti ma vengono esaltati da perle, anche barocche, diamanti e pietre che danno vita a un universo fantastico, unico nel panorama della gioielleria fin de siècle.  I soggetti spaziano dalle Veneri che nascono da conchiglie di smalto, chimere che abbracciano pendenti imponenti, leoni rampanti o elaborate volute sono solo una parte del suo repertorio decorativo. Che non disdegna l’universo legato alla natura: il tema naturalistico verrà ripreso anche dai successori di Lucien,  che però non raggiunsero mai i virtuosismi da lui raggiunti in oreficeria.

Oggi i gioielli di Falize sono praticamente introvabili. Si possono ammirare al Metropolitan di New York e al Musèe des Arts Dècoratifs di Parigi.