Figlio di un orafo genovese, Ravasco aveva studiato a Brera e visitato tutta l’Europa e questo gli aveva dato una grande apertura mentale, che insieme alla sua grande perizia tecnica, lo rese un artista famoso e creativo. Come molti poterono constatare visitando l’esposizione per il traforo del Sempione, organizzata a Milano nel 1906: nel settore orafo le sue opere si distinsero per l’audacia con cui l’artista plasmava le pietre dure, che nelle sue mani sembravano modellarsi come creta.

Le sue creazioni si ispiravano a quelle dei lombardi Miseroni, dinastia di artisti che eccellevano nella lavorazione delle pietre dure e che, attivi nel Cinquecento alla corte di Praga, avevano dato vita ad opere straordinarie e davvero uniche nel panorama delle arti decorative non solo dell’epoca ma anche attuale, opere che si possono ammirare al museo degli Argenti di Firenze e in quello delle arti decorative di Dresda.

E come i Miseroni anche Ravasco, moderno alchimista, realizzò coppe, alzate, vasi e molti altri oggetti in cui come nelle wunderkammer la natura era addomesticata dall’uomo: coppe di malachite, vasi in lapis, alzate in agata erano popolate di orsi polari, pesci, creature marine, gatti e serpenti, solo per citarne alcuni, realizzati in corallo, argento e oro e arricchiti con pietre preziose.

La popolarità arrivò con l’esposizione di oggetti d’arte decorativa allestita da Macy’s a New York: la creatività del made in Italy aveva varcato l’oceano per conquistare il tempio del grande lusso e tutto il mercato statunitense. Non solo privati ma collezionisti, appassionati d’arte e musei vennero conquistati dall’estro di questo grande orefice.

Tra le sue opere, la teca in malachite che conserva i capelli di Lucrezia Borgia e il cofanetto per il codice atlantico di Leonardo sono conservate alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

Alla sua morte, nel 1958, Ravasco lasciò la sua eredità all’orfanatrofio milanese delle Stelline, che poi lo mise in asta, disperdendo le sue opere, molte delle quali finirono nelle più importanti collezioni private, come quella che si può ammirare a Milano a villa Necchi Campiglio.