Il fascino esercitato dal cosmo e dai corpi celesti sull’uomo ha influenzato fin dai tempi più remoti la produzione di monili e gioielli: ne è un esempio il disco di Nebra, una lastra di bronzo con applicazioni in oro del 1600 avanti Cristo circa, che raffigura un fenomeno astronomico legato al movimento dei pianeti.

Per gli antichi egizi, gli assiro babilonesi, i greci, gli etruschi, i romani, cosi come per le popolazioni indiane, il sole, la luna e le stelle erano divinità e come tali andavano venerate. Ecco allora che i simboli del disco solare o della mezza luna si ritrovano sugli anelli dei faraoni, mentre la luna crescente, la greca Selene, diventa un motivo popolare nella gioielleria dei Paesi mediterranei e dell’Asia minore.

In epoca medievale e rinascimentale questa simbologia viene spesso affiancata all’iconografia religiosa e impreziosisce anche la gioielleria laica, ma è sopratutto dal Seicento che si assiste al suo trionfo in oreficeria, quando per esempio le stelle diventano l’elemento principe delle decorazioni dei vari ordini militari.

Nell’Ottocento la cosmologia diventa l’elemento decorativo per eccellenza, sopratutto nel periodo vittoriano, quando si assiste ad un’esplosione di mezze lune e stelle su tiare, soutoir, collier e spille. Questa tendenza continua per tutto il secolo fino a quello successivo: ricordiamo le uova di Fabergè impreziosite da elementi cosmici in pietre preziose; il “sole nascente” creato da Chaumet nel 1914 per un ‘aigrette in platino, smeraldi e diamanti o i gioielli di Lalique in cui l’alba diventa protagonista di pettini e pettinesse. Fino ad arrivare alla produzione di Fulco di Verdura, di Van Cleef & Arples e di Chanel, che volle letteralmente “ricoprire le donne di costellazioni. Stelle! Stelle di tutte le dimensioni e forme che scintillano tra i capelli”, tanto che la sua prima collezione di gioielli presentata nel 1932 fu proprio ispirata a loro e sotto l’auspicio delle stelle ebbe cosi  inizio la storia della gioielleria di madame Coco.