Dal mito di Psiche alla tragedia romantica di Giulietta e Romeo, i gioielli hanno sempre accompagnato le storie d’amore. Regalare un gioiello del resto non è mai banale: è la testimonianza di un amore, di un affetto, insomma di un rapporto speciale. E questo linguaggio a volte cifrato, a volte simbolico è espresso nel gioiello Liberty attraverso la simbologia dei fiori: il fleur del lise, il non ti scordar di me, per esempio, è legato ovviamente al tema del ricordo; il fiore di loto è simbolo dell’elevazione spirituale e di purezza.

Gli orafi di questo periodo non si pongono come fine quello di mettere in risalto lo splendore delle pietre preziose, ma si servono delle caratteristiche dei vari materiali per esaltare l’originalità e la qualità estetica del disegno, imprimendo al gioiello armonia, leggerezza, sinuosità.

I bijoutier Art Nouveau privilegiano alcuni materiali e tecniche spesso trascurati nelle precedenti generazioni, che permettono di riprodurre i loro soggetti preferiti con vivacità e naturalezza. Così si sceglie l’oro lucido con le sue sfumature calde, mentre sull’argento si sperimentano patine apprese dall’arte dei metalli giapponesi.

Diventa centrale l’uso degli smalti per ottenere la resa di infinite sfumature di colore. In particolare si perfeziona la tecnica del plique à jour, smalto traslucido a giorno che permette di realizzare splendidi gioielli pieni di luce e leggerezza.

Mentre  il diamante è usato solo marginalmente, una grande varietà di gemme e pietre dure viene scelta per esaltare la cromia del pezzo, e le pietre vengono spesso tagliate a cabochon e levigate in forme di fantasia. Si apprezzano gli effetti traslucidi e lattiginosi di adularie, opali e calcedoni, giade e madreperle. Infine si scoprono le opportunità offerte da materiali più poveri come il corno, l’avorioilina e il vetro opalino. Quest’ultimo per la sua malleabilità prenderà il sopravvento nella parabola creativa del maestro assoluto della gioielleria Art Nouveau, Rènè Lalique.