Agli inizi del Quattrocento Firenze dette i natali a talenti artistici del calibro di Brunelleschi, Botticelli, Donatello e Masaccio; e nel Cinquecento ad altrettanti artisti geniali come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Leonardo, Cellini …tanti talenti sbocciati nello stesso periodo che hanno dato vita ad un’impareggiabile magnificenza artistica.

E’ in questo periodo di prosperità artistica e intellettuale che ha inizio la storia del gioiello rinascimentale, mentre il resto d’Europa era ancora legato alle convenzioni del Gotico. Numerosi erano i materiali utilizzati per realizzare questi splendidi gioielli: oro, argento, pietre dure e preziose, perle e molto altro ancora. Solo una piccola parte di questo patrimonio è giunta fino a noi, per cui il miglior modo per ricostruirne la storia è osservare i ritratti dell’epoca. I signori infatti amavano farsi raffigurare indossando sontuosi gioielli e abiti per ostentare la propria ricchezza e il loro rango sociale.

Testimonianza del gioiello rinascimentale e della sua simbologia ci viene dalla splendida opera di Raffaello Sanzio “Ritratto di Maddalena Doni”, realizzato nel 1506 e oggi conservato agli Uffizi.

La gentildonna raffigurata appartiene all’alta borghesia fiorentina. Indossa abiti realizzati con tessuti pregiati,  arricchiti con gioielli preziosi, tra cui spicca un pendente in oro giallo con incastonati un rubino, uno zaffiro, uno smeraldo e una perla, pietre che simboleggiano la purezza e la fedeltà coniugale. Osservando attentamente il gioiello si può riconoscere la figura di un piccolo unicorno che avvolge lo smeraldo: l’unicorno rappresenta la castità e al tempo stesso lo smeraldo, gemma di Venere, dea dell’eros e dell’amore, rappresenta un augurio di fertilità.

Anche nel ritratto di Jacopo Strada dipinto da Tiziano nel 1567, il colto antiquario indossa una fantastica collana con medaglione; è uno degli ultimi ritratti dell’artista, che ha saputo ben indagare la personalità del protagonista e l’ha resa sulla tela in modo sorprendente, rinunciando a metterlo in posa e scegliendo piuttosto di coglierlo in un momento intimo della sua vita. Elegantissimo nel suo abito, sfoggia simboli distintivi del suo status sociale: la spada, la pelliccia posta casualmente sulla spalla e il prezioso monile indossato sul petto. Si tratta di una catena in oro indossata a più giri, da cui scende un pendente con topazio. In epoca rinascimentale era molto frequente che gli uomini si adornassero con gioielli. Il mondo erudito di questo personaggio è rivelato anche negli oggetti di cui si circonda; la statua di Venere e quella di Ercole, le monete di imperatori romani, i libri, il melograno e il cartiglio con l’iscrizione latina sono tutti elementi che rimandano alla profonda cultura umanistica di Jacopo Strada, profondo conoscitore dell’arte del tempo.

La riscoperta dei tesori classici e la rivivescenza della tradizione artistica antica in ogni sua forma è testimoniata anche da uno dei più famosi dipinti di Botticelli, la Primavera (1482). L’opera, trionfo di grazia e bellezza, si trovava nella dimora di Lorenzo di Pierfrancesco dè Medici, cugino del Magnifico.

Nel quadro sono rappresentate nove figure della mitologia classica, tra cui quella centrale è Venere: indossa una collana che nella forma richiama un antico gioiello indossato dalle donne romane come amuleto di fertilità, la lunula, un piccolo amuleto a forma di spicchio lunare crescente. Le tre Grazie, ancelle di Venere, indossano delle spille perfetto esempio di gioiello rinascimentale, composte da foglie d’oro smaltate, perle e pietre preziose, monili che arricchiscono anche l’acconciatura ricercata dei capelli.

Certamente le corti delle nobili famiglie come i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano e gli Este a Ferrara favorirono un grande sviluppo artistico: come scrive il Vasari nelle sue “Vite” nel 1568 “Fu veramente per le persone d’ingegno un secol d’oro”, riferendosi ovviamente al XV secolo. La moda del tempo era dettata da donne influenti come Isabella d’Este o Eleonora da Toledo, ritratta magnificamente dal Bronzino in un dipinto ora agli Uffizi, in cui rivela il suo amore per le perle, simbolo di purezza, che adornano il suo collo, l’impuntura dell’abito e la sua acconciatura.